Sabato, 18 Settembre 2010 00:00

TRANSALP 2008

Written by ROBIFLINSTONE06

identificativo viaggio ROBIFLINSTONES06
Data inizio del viaggio 08/08/2008
Data fine del viaggio 22/08/08
Tempo in giorni  DA 7 A 15 GIORNI
km totali il giusto
   
Titolo del viaggio TRANSALP 2008
Continente EUROPA
Nazione ITALIA AUSTRIA GERMANIA SVIZZERA FRANCIA
Marca moto utilizzata Harley Davidson (VRSCA E FAT BOY )
Siti informativi specifici utilizzati FANTASIA
Guide utilizzate NESSUNA
Mappe utilizzate CARTA MICHELIN
GPS utilizzato GPS... COS E?
ABBIGLIAMENTO UTILIZZATO ABBASTANZA PESANTE
BAGAGLI BORSE ETC. UTILIZZATE UNA NORMALE SACCA DA VIAGGIO
ATTREZZI, RICAMBI MOTO, DISPOSITIVI DI EMERGENZA O DI PRIMO SOCCORSO CHIAVI E LE DITA INCROCIATE
PREPARAZIONE DELLA MOTO LE SOLITE COSE DI BUON SENSO
LINEE MARITTIME UTILIZZATE/COMPAGNIE DI TRASPORTO UTILIZZATO NO
COSTI DI NOLEGGIO MOTO MOTO DI PROPRIETA'
MATERIALE FOTOGRAFICO USATO UNA VECCHIA IXUS
Itinerario VEDERE RESOCONTO PIU SOTTO
Nome utente registrato ROBIFLINSTONES06
Costo totale del viaggio 100 EURO AL GIORNO

VEN 8 AGO

Gli anni passano, ma fortunatamente le buone tradizioni rimangono. Anche quest’anno l’appuntamento per il viaggio dell’anno con Elie, il mio amico libanese che oggi arrivera’ da Beirut, e’ a Firenze dagli amici di Speed Shop che, con la consueta attenzione e disponibilita’, hanno “tagliandato” Argentina, la mia VRSCA del 2003 e Dharma Bums, un Fat Boy 1340 del ’96 che presto si appresta a trasformarsi in un bel “bobberino”. Come ormai di consueto mi macino le prime centinaia di chilometri per arrivare in via Pratese. Di qui comincera’ il viaggio “ufficiale” che ho deciso di ricordare come “Transalp 2008”. L’intenzione, infatti e’ di attraversare le Alpi da est a ovest, con qualche variante che dovrebbe portarci fino in Provenza. Occhio e croce ho calcolato 5000 km., chilometro piu’ chilometro meno. Le moto sono pronte. Sono le 3 del pomeriggio, le previsioni danno possibilita’ di pioggia sull’Appennino e sulla pianura Padana che dovremo attraversare. Poco male. Spesso non ci azzeccano, penso e, in parte, anche oggi tale mia supposizione verra’ confermata. Decidiamo di cominciare con un approccio “soft”, quindi imbocchiamo la Firenze-Bologna. Il traffico e’ regolare, come lo e’ la nostra andatura. Vediamo sfrecciare numerose sport bikes, ma noi ci godiamo i nostri 90 chilometri orari. Mi piace questa velocita’. Ti consente di concentrarti sul paesaggio che hai intorno, dimenticandoti della guida. E poi si riesce a sentire bene il rumore degli scarichi, senz! a che sia quello dell’aria in faccia che prevalga. Il cielo rimane grigetto, ma non ci sono segnali che indichino acqua in arrivo. Roncobilaccio, Sasso Marconi, poi ci fermiamo alla prima area di servizio nei pressi di Bologna. Sono molto affezionato ad Argentina. Ho condiviso con lei, oltre a tanti chilometri anche belle avventure (vedi anche La rotta di Ponente), tra cui qualche giro in piena guerra del Libano nell’estate 2006. E’ un po’ come una bella donna capricciosa, di cui sei fiero, ma che, in fondo in fondo non ti lascia mai completamente “tranquillo”. Infatti, per non smentirsi, al momento di riavviare il motore mi accorgo che il contagiri non funziona piu’. Le belle donne devono essere trattate con un certo distacco, se non vuoi avere piu’ problemi del dovuto. Pertanto, pur rodendo dentro, mantengo un atteggiamento tranquillo, quasi distaccato. Mica le voglio dare la soddisfazione di vedermi “panicare”. Naturalmente mi ero scordato di chiedere! a Michele qualche fusibile di scorta, quindi, alla modica cif! ra di 6 euro a confezione (!) compro due scatolette di fusibili (non si sa mai). Sostituisco quello bruciato, origine del problema e faccio un segno della croce mentale, sperando che si tratti solo di un piccola reazione di “gelosia” da parte della mia bella. Una volta, infatti, era la mia “preferita”, poi, piano piano si sono affiancati altri “amori” (e poi c’e’ chi sostiene che gli uomini sono affidabili!!!). Nei successivi chilometri, verso Modena, cerco di farmi perdonare e, di tanto in tanto, con il dito indice, le do qualche carezza sul manubrio dicendole piano: “su, dai, fai la brava!!!”. Eh sì!! Che vi devo dire? Io alle mie moto ci parlo. E il fatto e’ che manco mi vergogno di dirlo. L’autostrada fino a Verona e’ di una noia mortale, ma non per questo la velocita’ aumenta. Un altro pieno prima dell’uscita del Lago di Garda e poi, finalmente, le amate statali che non abbandoneremo (quasi piu’) per tutto il resto del viaggio. Attraversiamo Gar! da, percorriamo la strada che va verso la punta S.Vigilio, ai cui lati vi sono case bellissime immerse nel verde dei loro giardini e, quindi, entriamo in Torri del Benaco. Prima di raggiungere l’albergo che avevo prenotato (ad Agosto meglio non prendere rischi) una sigarettina sul bordo del Lago. Che dire? Bello, bello, bello. Piazzate le nostre cose in camera (e messe le moto in un parcheggio sicuro) scendiamo per la cena. Ed ecco arrivare, prima un vento fortissimo da nord e poi l’annunciata pioggia. Ma noi ci stiamo gia’ scolando la seconda bottiglia di Prosecco.

SAB 9 AGO

Non piove. E questa e’ gia’ una buona cosa. Colazione sulla bella terrazza dell’albergo (La Gardesana...che consiglio), bagagli sulle moto...e via. Torniamo sui nostri passi perche’ l’idea e’ di costeggiare il lago dal lato di Gardone Riviera, fino a Riva del Garda. C’e’ un traffico bestiale. Una lunga fila di macchine incolonnate che superiamo piano piano. Tralasciamo di visitare Sirmione (caro Catullo sara’ per la prossima volta), proseguiamo per Salo’. E’ qusta, a mio avviso, la parte meno bella del lago. Un po’ troppi “camping” e “zone commerciali”. Da Gardone la zona riprende il suo fascino. Forse sara’ anche perche’, qui, il traffico diminuisce considerevolmente. Una sosta in un bel bar con vista sul lago corredata dall’immancabile “siga” e....prosecco. Alla faccia delle nuove disposizioni!!!! Wind surf, vele, traghetti colorano le acque del lago e ti fanno sentire che e’ veramente periodo di vacanze. Di moto ce ne sono in giro veramente tante. Di Harley qualcuna. Chi le guida immancabilmente saluta, gli altri, per lo piu’ “smanettano” (quelli con le moto “cattive”) o rimangono “imbalsamati nei loro completini “tecnici” (i restanti). Noi si gira in jeans e maglietta. Ci sentiamo meglio cosi’. Se poi diamo un’occhiata a come sono sistemati i bagagli, ancora ancora io ho un’apparenza decente. La moto di Elie, invece e’ tutto uno svolazzare di sacchi neri dell’immondizia che proteggono le sacche da eventuali scrosci annunciati per il pomeriggio (e che poi non arriveranno). Da Riva del Garda a Trento e poi a Bolzano continuiamo sulla statale, dove ci sono molte pattuglie di vigili e polizia stradale in agguato. Poco ci importa: i limiti li rispettiamo a puntino. Strada a tratti bella. Dopo Bolzano, pressoche’ deserta, su verso Siusi e Cas! telrotto. Qui ci si comincia veramente a divertire. Curve su curve e, poi, i primi paesi del Trentino, con le loro case ben curate e i balconi e le finestre piene di fiori. Il tempo tiene, anzi, e’ uscito anche il sole. Da Castelrotto raggiungiamo Ortisei, quindi Selva e su fino al Passo Sella. Superiamo con attenzione un po’ di autobus e camper che rallentano il traffico. Guardo, senza nostalgia, un po’ di “puntini colari” spalmati sulle pareti che sono li’ intorno. Durante un paio di soste ripercorro con lo sguardo un po’ di “vie” di montagna fatte in passato da quelle parti. Inutile tentare di “vantarsene” con Elie. Nel suo cuore l’interesse vero e’ solo per i bicilindrici. Scendiamo un poco e su di nuovo verso il Pordoi. L’aria e’ decisamente fresca e, giunti al passo, ci prendiamo una cioccolata calda. Ci voleva!! Atre curve e tornanti fino ad Arabba, poi il Passo Falzarego, Cortina, il Passo Tre Croci, Misurina. Arriviamo al punto di pedaggio per sa! lire al Rifugio Auronzo, dove dormiremo, verso le 19.30. Adesso fa decisamente “freddo”. Se vogliamo evitare di pagare il pedaggio (sui 10 euro a testa, se non sbaglio) dobbiamo aspettare le 20. Passiamo questa mezz’ora a rincorrere la luce dl sole che, gradualmente, lascia spazio all’ombra (e al freddo) della sera. Il risultato di questa mezz’ora di attesa sara’ un bel raffreddore accompagnato da qualche linea di febbre, durati un paio di giorni, per Elie. Ma lui e’ uno di quelli che non si lamentano mai ed e’ anche per questo che andiamo d’accordo. La sera del buon vino rosso (che ha stimolato le russate notturne di entrambi) e un pasto abbondante. Tutto a un prezzo abbordabilissimo. Nulla se si pensa allo spettacolo di vette e di valli di cui si puo’ godere dalle ampie finestre del rifugio.

DOM 10 AGO


E’ un’altra bella giornata di sole. La vita nel rifugio e’ cominciata presto. Alcuni arrampicatori sono gia’ partiti, carichi del loro materiale attaccato all’imbragatura e con le corde a tracolla. Noi ci godiamo con calma la colazione, aspettando che il sole scaldi un poco di piu’ l’aria fresca del mattino. Ci muoviamo comunque verso le 9, scendendo verso Misurina. Di qui svoltiamo in direzione di Dobbiaco, dove svoltiamo nuovamente verso la frontiera con l’Austria. Superiamo San Candido. La strada corre in piano lungo l’ampia valle. L’erba dei prati e’ stata tagliata da poco. Ci stupisce quante tonalita’ diverse puo’ avere il verde che ci circonda. Spiego ad Elie, che e’ affascinato dai luoghi, la tradizione dei Masi che, numerosi, sono sparpagliati, qua e la’ sulle pendici, dolci, dei monti circostanti. La frontiera e’ segnalata da un cartello, nessuna presenza di polizia. I vantaggi dell’Unione Europea. In Austria il paesaggio non cambia: lo stesso verde, la stessa cura dei luoghi. Una cinquantina di chilometri fatti di lunghi rettilinei ci portano a Lienz, dove facciamo benzina. Lo stesso benzinaio parla un ottimo italiano. Ci dirigiamo verso Iselberg, superiamo un colle non troppo elevato e riscendiamo su Winklern. Qui una birretta e’ d’obbligo. E’ l’ora della Messa e gli abitanti del villaggio, tutti, donne e uomini, rigorosamente vestiti con gli abiti tradizionali del posto si incamminano verso la Chiesa. C’e’ anche la banda. Seduti sulla veranda della “stube”, vediamo sfrecciare decine di moto in direzione della bella strada che conduce al Glosglockner. Dopo un po’ ci incamminiamo anche noi, dopo esserci infilato il giubbotto pesante. Pagato il pedaggio per accedere all’area protetta, arriviamo sul piazzale che e’ posto a circa 2500 metri davanti all’omonimo ghiacciaio. Il parcheggio riservato alle moto e’ pieno zeppo. Anche alcune Harley, di cui qualcuna customizzata. Per lo piu’ austriaci e tedeschi, ma anche le targhe italiane non sono poche. Prendiamo qualche fotografia e poi proseguiamo per la panoramica strada che, tra Sali e scendi, ci porta a Bruck. Fantastico. Di qui imbocchiamo la Statale 311 che, dopo circa 40 km. ci porta ad un’altro bivio. Entriamo in Germania. La Baviera e’ la regione che continuo a preferire di quel paese che, nel complesso, trovo un po’ triste. Raggiungiamo Bad Reichenhall, dove, con un percorso ad anello, arriviamo fino a Ramsau. Questa era la zona dove Hitler veniva a trascorrere le sue vacanze montane (il famoso “Nido dell’aquila”). In verita’ non ci interessa per nulla vederlo. Ci fermiamo in un grazioso alberghetto lungo la strada, dove riusciamo anche a mettere le moto nel garage del proprietario. La sera ci distruggiamo con la tipica cucina tedesca. Un piattino leggero leggero che riusciremo a digerire definitivamente un paio di giorni dopo. In compenso la Leffe andava giu’ che era un piacere.

LUN 11 AGO


Sveglia sempre mattutina. Soliti preparativi. I gesti nel fissare i bagagli sono diventati automatici. Mi piace questo momento, tanto quanto mi mette un po’ a disagio la goffaggine dei primi giorni nel fare la stessa operazione. Significa che siamo entrati, anche sotto questo punto di vista, nello spirito del “viaggio” che e’ fatto di tanti piccoli dettagli, tra cui anche questo. E’ la graduale immedesimazione in tutti i piccoli gesti che compongono non l’andare in moto, ma, in un certo senso, diventare a far parte della moto stessa, della strada, di cio’ che ti circonda. E’ questo, per me, cio’ che piu’ mi attira nei nostri raids. Imbocchiamo la “Deutsche alpen strasse”, che corre a cavallo tra Germania e Austria. I nostri telefonini impazziscono. Ogni cinque minuti un “benvenuto” del provider: una volta quello tedesco, poi quello austriaco e viceversa. Ci fermiamo a Reit im Wikl in una farmacia. Elie continua ad avere un po’ di febbre e si rimpinza ben bene di medicine. Per il resto continua a non fare una piega. A Kossen, un bel paesino in perfetto stile bavarese inutile cercare di convincerlo che mezzo litro di birra, con tutto quel popo’ di medicine che a preso, forse non e’ proprio l’ideale. Naturalmente gli tengo compagnia. Verso mezzogiorno raggiungiamo Oberaudorf, dove svoltiamo verso Degerndorf. In questo breve tratto la strada diventa piu’ banale. Da quest’ultima localita’, invece, parte una strada privata (occorre pagare un paio di euro di pedaggio) che ti porta fino a Schliersee e poi, in qualche altro chilometro al lago su cui si affaccia Tegernsee. Un tratto di vera! goduria. Curve larghe e brevi rettilinei, prima in leggera salita e poi una discesa piu’ ripida. Il fatto che lungo la strada vi siano molti pannelli pubblicitari con sopra raffigurata una moto per terra e un casco sull’asfalto ci fanno capire che deve essere una strada ben conosciuta dai motociclisti che sono pertanto “invitati” a non farsi prendere troppo la mano. Il che non e’ facile su un tracciato del genere. Cerchiamo di moderarci. Superato lo Achenpass svoltiamo per Vorderiss. Qui, innavertitamente prendiamo una strada che, invece di portarci a Garmisch-Partenkirchen, si infila in una valle senza uscita. Ce ne accorgiamo solo nel momento in cui la strada finisce. Siamo a Eng. Naturalmente ci accorgiamo dell’errore, ma ne valeva comunque la pena. Per due motivi: il primo perche’ la valle e’ bellissima, il secondo perche ad Eng ci siamo “consolati” con un piattone di speck, formaggio e Leffe di rito. Eravamo tanto presi dalle nostre delizie gastronomiche che non ci siamo accorti che, nel frattempo, in cielo si erano formati dei nuvoloni neri che, dopo poco, si sono trasformati in pioggia battente. Messe le cerate, raggiungiamo finalmente Garmisch e quindi Oberammergau dove arriviamo che continuava ancora a piovere. Riparate le moto sotto uno dei balconi dell’albergo, fatta una doccia calda, ci ritroviamo ancora con le gambe sotto ad un tavolo. Quando ordiniamo al cameriere due minestrine e basta, questi ci guarda piuttosto male. Per farci in parte perdonare gli diamo soddisfazione chiedendogli di portarci un primo litrozzo di birra. Il prosieguo ve lo lascio immaginare.

MAR 12 AGO


Che sia proprio una bella giornata non si puo’ dire. Nuvoloso e freddo. Partiamo, quindi, ben imbacuccati. Oggi non ci sentiamo proprio “intrepidi riders”, piuttosto si fanno sentire ancora un po’ i bagordi gastro-enologici dei giorni precedenti. Almeno, e’ a loro che ne diamo la responsabilita’, rifiutandoci di attribuire il nostro stato poco “virile” ad aspetti anagrafici. Ci ritroviamo comunque a percorrere la piccola strada che porta a Linderhof, uno dei tre castelli che Ludovico II di Baviera (piu’ noto come il “Ludwig” dell’omonimo film di Visconti). Lo by-passiamo. Lo avevo gia’ visitato diversi anni fa e in piu’ non ci va di “perdere tempo”. E poi, non stiamo mica facendo uno di quei giri culturali in autobus come quel gruppo di vecchietti “cinquantenni” (!!!) che sono davanti alla biglietteria!!!! Che diamine! Andiamo invece a vedere, sempre dall’esterno, il castello di Hohenschwangau (di fronte a Neuschwanstein). Anche questo fatto costruire da quel fuori di testa di Ludwig (per la cronaca, e’ il castello a cui si e’ ispirato Walt Dysney e che si trova riprodotto nelle varie Dysneyland e Dysneyworld). Cio’ ci richiede una deviazione di qualche chilometro da Reutte verso nord. Ripresa la strada originaria ridiscendiamo, dopo aver superato il Ferpass, fino a prendere l’autostrada direzione Innsbruck. Comincia di qui, infatti, l’inizio della consueta “peregrenazione” presso i diversi “dealers” Harley che incontriamo sulla nostra strada (o quasi). E’ in questo momento che mi accorgo di aver lasciato i miei preziosi anelli HD nella mia stanza ad Oberammergau. Non e’ tanto per il valore in se’, ma e’ che ognuno di essi e’ legato ad un ricordo dei miei soggiorni (Libano) o viaggi (Turchia, Grecia...) passati. Perdo una bella oretta per organizzare la ricerca e la successiva spedizione a casa da parte di quelli dell’albergo che, fortunatamente, si sono dimostrati molto onesti e gentili. Per tirarmi su il morale ne compro un’altro in concessionaria. Sara’ anche questo legato ad un ricordo: di quanto, anche in questa occasione, sono riuscito ad essere distratto. I prezzi di moto e accessori vari, in Austria, sono esorbitanti. Bah!!! Il giretto dal dealer ci e’ costato 150 km. in piu’ rispetto a quelli originariamente in programma. Quindi, cambio itinerario. Invece di passare dal Passo dello Stelvio e raggiungere l’Engadina da Livigno, accorceremo prendendo la Statale 27 che dall’Austria conduce direttamente in Svizzera. Scelta che si rivela oculata (nel senso, “un bel culo”) in quanto un paio d’ore piu’ tardi ricomincia a piovere forte. Lo Stelvio con quelle condizioni atmosferiche meglio esserselo risparmiato. Sotto l’acqua percorriamo i circa 120 km. che separano Landeck da Samedan (localita’ poco prima di St. Moritz) che raggiungiamo per cena. Qui altamente consigliabile l’albergo “Croce Bianca” (o WiessKreutz): oltre ad essere una vecchia casa del ‘500 restaurata, i proprietari sono molto gentili e simpatici. E, poi, finalmente, qualcuno che parla nuovamente italiano.

MER 13 AGO


Pioviggina. Una di quelle giornate classiche di brutto tempo, ad agosto, in montagna, quando le nuvole sono basse basse e si mescolano ad una nebbia leggera che rende l’atmosfera triste ed uggiosa. Naturalmente, noi, non si puo’ che partire. Attraversiamo St. Moritz che, in quanto a cittadina, per quanto bene se ne dica, non sono mai riuscito a trovarla bella. Prendiamo la strada per Chur (Coira). Saliamo al Juliepass e, con grande e piacevole sorpresa, ci accorgiamo che dall’altra parte della vallata c’e’ il sole. Un pallido sole, ma sempre di sole si tratta. Attraversiamo Bivio, Marmorera, Moulegns e tutti gli altri villaggi fino alla periferia di Chur dove svoltiamo in direzione Disentis/Muster. Per strada ci fermiamo a fare qualche foto, per un caffe’, per far riposare le chiappe. Superiamo l’Oberalppass lungo la strada solitamente chiusa l’inverno (in quella stagione funziona solo il trenino che con dislivelli e pendenze inusuali unisce la valle di Surselva con Andermatt. Raggiunta quest’ultima ci fermiamo a fare il pieno e a mangiarci una pizza in un ristorantino italiano. C’e’ il sole, ma come anche nei giorni precedenti l’aria continua ad essere “frizzante”. Da Andermatt per giungere al lago di Brienz vi sono tutta una serie di colli, tutti oltre i 2000 metri. Curve, tornanti, salite, discese, per ore. Anche i paesaggi continuano ad essere d’eccezione. Una parte imperdibile della Svizzera. Il Furkapass e’ forse quello piu’ impressionante, ma anche il Grimselpass non e’ da meno. Nella valle, piuttosto stretta che scende da quest’ultimo vi sono tutta una serie di dighe con altrettanti bacini piu’ o meno grandi. Il colore dell’acqua, forse anche perche’ riflette in parte quello delle nere pareti che vi sono tutto intorno, ti fa venire freddo solo a guardarlo. Perdendo gradualmente quota la valle diventa meno severa e a Meiringen ritroviamo l’estate. Tralasciamo la vicina autostrada e sempre per la Statale costeggiamo la riva destra del lago di Brienz, fermandoci per un cappuccino proprio a Brienz. Un’occhiata a qualche negozietto e poi, dato che il cielo si sta oscurando, via verso Interlaken. Qui, con un po’ di indicazioni chieste qua e la’, troviamo la strada che ci porta a Grindelwald, il paesino diventato famoso in quanto si trova ai piedi di una delle pareti nord piu’ impressionanti di tutto l’arco alpino: quella dell’Eiger. Che il posto sia meta “classica” dei tour turistici ce ne accorgiamo subito: giapponesi a frotte,! lingue di tutti i tipi, oltre, ben inteso, gli immancabili negozietti di souvenir. Il nostro albergo, fortunatamente, e’ un po’ fuori paese. Anche se le sue finestre guardano proprio verso la succitata parete, non vediamo un bel nulla. Una fittissima nebbia la circonda completamente. La sera, messe le moto in un luogo sicuro, facciamo due passi per le vie del paese. Ci fermiamo in un localino con alcuni tavolini all’aperto dove un gruppo suona (e anche piuttosto bene) alcuni classici brani rock. Poco consoni all’ambiente circostante, in verita’, ma da noi ben piu’ apprezzati degli acuti gutturali “montanari” che un’altro gruppetto folk locale emetteva poco piu’ in la’. Restiamo li’ seduti a bere e chiacchierare fino alla fine dello spettacolo. Chissa’, mi chiedo, se domani mattina riusciro’ finalmente a vedere dal vivo la “Eigerwand” di cui conosco, praticamente a memoria, tutta la sua impressionante storia alpinistica?

GIO 14 AGO


La risposta alla mia domanda della sera prima e’ “no”. Anche stamattina, infatti, la nebbia predomina su tutto, a partire dai 2000 metri in su. Solo in una brevissima schiarita riusciamo ad intravedere il ghiacciaio della Jungfrau, raggiunto da un trenino che, portandoti a oltre 3000 metri, attraversa, in galleria, proprio una parte dell’Eiger. E’ andata cosi’!! Pazienza. Ridiscendiamo ad Interlaken e, dato che l’intenzione e’ di andare a dare un’occhiata al “dealer” Harley di Berna senza perdere molto tempo per strada, ci immettiamo in autostrada. Non abbiamo l’indispensabile “vignette”, ma pensiamo che le probabilita’ di essere fermati per un controllo, essendo i chilometri da percorrere solo un’ottantina, sarebbe veramente sfiga. Ci dice bene. Il concessionario HD di Berna vende anche Ducati, MV Augusta e Triumph, pertanto ci passiamo un bel paio d’ore. Ci soffermiamo piu’ a guardare le Ducati che il resto. Rimango un bel po’ davanti alla nuova Monster S4. Bellllissssssima!!!!! Ricuperata la pin dell’Old Bern Chapter, si riparte. Attraversiamo Berna la cui unica attrattiva e’ il centro storico (che vediamo peraltro di sfuggita) e prendiamo la Statale verso Friburgo. E’ l’ora di pranzo e gli svizzeri, pensiamo, devono essere tutti a tavola. Tra Berna e Friburgo, infatti, non incontriamo quasi nessuno per strada. La situazione mi ricorda uno di quei film “apocalittici” dove, a seguito di chissa’ quale catastrofe, il mondo sembra essere diventato deserto. Friburgo non mi ha colpito particolarmente. Vivere qui, ho pensato, deve essere particolarmente noioso. Troviamo anche il “dealer” HD che cercavamo. Solo che e’ chiuso per ferie. Tramezzino e birretta e via per Losanna. Anche qui facciamo qualche chilometro d’autostrada da “clandestini”. Non entriamo a Losanna ed usciamo a Morges (altra concessionaria). Per Elie la visita dei vari dealers e’ uno dei grandi divertimenti del viaggio. E’ aperta e sono gentilissimi. Fa piacere vedere che c’e’ qualcuno che non considera solo l’avventore sotto il mero profilo del potenziale cliente e che ha la cortesia, invece, di perdere con te cinque minuti magari, come e’ avvenuto a Morges, per farti vedere un paio di custom su cui stanno lavorando in officina. Bravi!!! E’ anche in questo modo che si tiene una clientela “affezionata” al marchio. Dal concessionario di Morges ci spostiamo a quello di Ginevra, ben piu’ piccolino e molto meno fornito. In pochi chilometri siamo alla frontiera con la Francia. Il tratto fino ad Annency e’ tutto un lavori in corso e ci mangiamo un bel po’ di polvere. Poi, ad Annency svoltiamo per Talloires, sul lat! o sinistro del lago. Qui ci fermiamo. Una volta entrati in albergo, comincia a piovere.

VEN 15 AGO

Diluvia. Proprio oggi che avevo in mente di fare il Col del Iseran (2800 m) e quello del Moncenisio per arrivare a Cesana, dove ho casa e da dove sono partito una settimana fa. Con un tempo simile non se ne parla. Inutile quindi affrettarsi. Colazione con tutta calma, seguita da un paio di sigarette. Partiamo ben “imbaccuccati” nelle nostre cerate. Occhialoni e via. Continua a diluviare e la visibilita’ e’ veramente poca. Come pochissime sono le moto in circolazione. Ad Albertville siamo costretti a fermarci perche’ con i nostri occhialoni, che continuano ad appannarsi in continuazione, non vediamo piu’ niente. Ci beviamo un caffe’ seduti al riparo, sotto una veranda di un bar. Poi, visto che tanto la pioggia non ha l’aria di voler diminuire, riprendiamo la strada. Meglio buttarsi in autostrada, penso. Almeno, anche se, sempre a causa dei nostri occhialoni appannati, la visibilita’ non e’ perfetta, la guida sara’ piu’ facile e sicura. Procediamo come lumache, ma meglio cosi’. Prima di Chambery svoltiamo per Modane e il Traforo del Frejus, seguendo la segnaletica autostradale che indica Torino. Cominciano le gallerie. Qualche breve tregua dall’acqua mi vien da pensare appena vedo da lontano l’imbocco della prima. Mi ci infilo e, tutto ad un tratto, piu’ niente. Non vedo piu’assolutamente niente. La differenza di temperatura tra quella esterna e all’interno del tunnel ha fatto appannare di colpo le lenti degli occhialoni. Li tolgo in fretta. E qui mi si appannano, con la stessa rapidita’, anche gli occhiali da vista. Tolgo anche quelli. Insomma, la faccio breve, esco dalla galleria e tra la pioggia e il fatto di non avere gli occhiali da vista procedo, come si suol dire, “a naso”. Fortunatamente e’ risolutiva una provvidenziale piazzola poco distante. Quando mi fermo e arriva Elie lo vedo, anche lui, nella stessa situazione: occhialoni che pendono dal casco, occhiali da vista in mano, sm! orfia in faccia della serie “non ci vedo un c....”. In quel preciso istante passano due “bmwisti”, dal “look” impeccabile, che procedono tranquilli sotto il diluvio come se nulla fosse. “Non e’ che siamo un po’ coglioni ad ostinarci a non voler mettere il casco integrale?”, dico ad Elie che mi risponde con uno sguardo che la dice lunga a proposito. All’area di servizio successiva ci fermiamo. I due “bmwisti” sono un lui e una lei siciliani, molto simpatici. Ci dicono che sono di ritorno dalla Normandia che hanno raggiunto dopo un lungo giro attraverso l’Europa. Sono in viaggio da un mese e nel pomeriggio devono essere a Torino dove metteranno la moto sul treno per far poi ritorno a casa risparmiandosi gli ultimi 1000 chilometri di guida. Anche loro, nonostante quanto ci era apparso nel momento nel quale ci avevano superato, sono belli zuppi e infreddoliti. Il che, in parte, ci consola un po’... A Modane smette di piovere. Pagati i circa 50 euro di pedaggio per le due moto, percorriamo i circa 13 km. del Tunnel del Frejus sbucando in Italia, a Bardonecchia. Anche qui ha smesso di piovere da poco. Qualche chilometro sulle strade che ben conosco ed eccoci accolti a casa con un bel pranzetto. E’ giusto la mezza!!!!

SAB 16 AGO


Dopo la giornataccia di ieri e’ tornato a splendere il sole. E allora che ci restiamo a fare a casa? Ci sono alcuni bei Colli che non possiamo tralasciare in questo nostro “tour” alpino: Il Moncenisio, il Galibier e il vicino Lautaret. Da Cesana, per la statale, scendiamo a Susa. Di qui, per la strada che passa attraverso Giaglione, ci dirigiamo verso il Colle del Moncenisio, dove dicono sia transitato Annibale con i suoi elefanti...qualche anno fa. Sul Colle fa decisamente freddo e il caffe’ bollente che ordiniamo e’ un ottima scelta. Un paio di foto all’omonimo lago artificiale e giu’ fino a Lanslebourg. Perdendo quota la temperatura aumenta, ma nemmeno poi troppo. Le cime delle montagne sono bianche della neve caduta ieri. Ripassiamo per Modane fino a St. Michel de Maurienne. Qui svoltiamo per il Col du Telegraphe che raggiungiamo lungo una strada tutta tornanti. Altra sosta. Questa volta non ci accontentiamo del solo caffe’. A Valloire facciamo il pieno e quindi su per la strada che porta al Galibier (2500 m.). Moto tante e altrettanti ciclisti che ripercorrono una delle tappe di montagna piu’ famose del Tour dr France. Dal Galibier una bellissima veduta sul Pic de la Meje, Pelvoux e Barre des Ecrins. Uno spettacolo. Scendiamo verso il Col du Lautaret e quindi a Briancon, dove facciamo un giro nella citta’ vecchia. Da Briancon a Cesana un’altro colle, quello del Monginevro, l’ultimo della giornata.

DOM 17 AGO


Il tempo e’ nuovamente brutto. Non piove, ma le nuvole nere sopra lo Chaberton (3100 m), la montagna che domina Cesana e sulla quale era stato costruito, all’inizio del ‘900, un forte con 12 torrette che montavano cannoni (da marina!!!) rivolti contro la Francia, non sembrano annunciare nulla di buono. Decidiamo, quindi, per oggi, di “lasciar riposare le moto”. Non per questo non ci facciamo un giro in macchina: Briancon, Col dell’Izoard, Chateau Queyras fino a Saint Veran, un paese molto pittoresco da dove sale la strada che, attraverso il Colle dell’Agnello (fatta in moto in un’altra occasione), conduce nel cuneese. Dopo Saint Veran, Guillestre, con le sue belle “gorges” e quindi Briancon, dove avevamo prenotato un tavolo nelle “gargouille” (la strada principale della citta’ vecchia) per mangiare la “raclette”, un piatto di formaggio fuso che si accompagna ad affettati e patate. Insomma, anche se non in moto, un’altro bel giretto che consiglio a tutti di fare in sella alle proprie due ruote.

LUN 18 AGO


Oggi e’ il giorno in cui lasciamo gli “ozii” di casa per rimetterci in strada. Ci sono ancora diverse centinaia di chilometri da macinare nei giorni a venire. Ripercorrendo la strada che ormai anche Elie conosce bene fino a Briancon, proseguiamo poi in direzione Gap. Una sosta a vedere la fortezza di Mont Dauphin e, poi, il lago di Savine. Prendiamo la strada piccola che costeggia il lago artificiale e ci fermiamo per un caffe’ alle “Dames coiffees”, delle conformazioni rocciose particolari. Avvicinandoci al “Midi”, sentiamo che la temperatura dell’aria e’ gia’ meno fredda di quella alla quale ci siamo abituati negli ultimi giorni. Il che, non nascondo, ci fa molto piacere. Prendiamo la D900 che dal Lac de Savine, attraverso il Col du Labouret (1240 m.) ci porta a Digne les Bains, che scopriamo essere gemellata con Douma, un villaggio del Monte Libano, molto bello. Dai qui parte la National 85, anche chiamata la “Route de Napoleon”, in omaggio a Napoleone III che ne aveva commissionato la costruzione. E’ una di quelle strade che o! gni motociclista dovrebbe percorrere, almeno una volta. Un tracciato perfetto che in moto si gusta al massimo. Sosta a Castellane e poi di nuovo in sella verso la Costa azzurra. La strada ci porta a Grasse, cittadina nota per le sue essenze e i suoi profumi. Troviamo con facilita’ le indicazioni per Vence, dove contiamo di fermarci per la notte. L’albergo che troviamo e’ una villa di inizio secolo restaurata con una vista a 360 gradi tutt’intorno. Il che diventa ancora piu’ suggestivo la notte, per tutte le luci che fanno sembrare il paesaggio un presepe. Ceniamo in un ristorantino nella parte vecchia del paese, abbandonandoci al vino locale che va giu’ fresco e senza particolare sforzo.

MAR 19 AGO


Sole e caldo. E ci va benissimo cosi’. Da Vence allunghiamo vicino alla limitrofa Paul de Vence, dove vi ha soggiornato a lungo, tra i tanti artisti, anche Picasso. Non la visitiamo perche’ c’e’ troppo gente e, poi, non ci va di lasciare le moto incustodite con i bagagli sopra. Per una strada diversa dal giorno precedente ritorniamo a Grasse. Evitiamo di essere fermati (grazie ad una tempestiva segnalazione di un altro motociclista) ad un controllo della Gendarmeria che si era appostata alla fine del classico rettilineo con velocita’ massima consentita 50 all’ora. Da Grasse, per la D562, superiamo un po’ di paesini fino a Fayence, famosa per le sue ceramiche. Prima di arrivare al paese restiamo per molti chilometri in coda alle tante auto che percorrono la strada piena di curve. Nell’aria c’e’ uno strano odore. Essendo in zona di essenze e profumi, prima mi sembra lavanda, poi miele, poi rosmarino. Alla fine scopro che la coda e’ provocata dal camion de! lla raccolta rifiuti. Altro che essenze!!! A Fayance birretta di rito. Poi verso Callas e di qui, attraversando una zona molto selvaggia (scopriamo, poi, essere un’area militare) fino al bivio che conduce alle Gorges du Verdon. Prendiamo la strada che le costeggia sul lato sinistro. Le Gorges sono spettacolari, come altrettanto spettacolare la strada, a tratti stretta, che corre vicino forre e precipizi. Da non perdere. Ci fermiamo in un paesino che domina il Lac de St Croix e poi, ancora, in un baruccio proprio sul lago. Fa decisamente caldo e una birrozza fresca e’ apprezzatissima. Raggiungiamo Riez e, per strade secondarie Manosque. E’ la zona dei campi di lavanda. Purtroppo non e’ la stagione della fioritura (vi ero passato anni fa ad inizio luglio ed era una distesa di “viola”). Da Manosque ad Apt ci sono 40 km.. Una di quelle strade suggestive ma sulle quali fare attenzione essendo costeggiata da ambo i lati da una fila di alberi. Ci fermiamo a dormire in un paesino tra Apt e Cavaillon: Menerbes. Assolutamente da visitare se passate da queste parti. Il tempo, qui, sembra essersi fermato: uno di quei paesi del Midi che siamo soliti vedere nei film: il bistrot sulla piazzetta con le sue tovaglie provenzali, il vecchietto in bicicletta con la “casquette” blu in testa e la “baguette” sotto il braccio, il gruppetto che gioca a bocce non lontano... Anche l’albergo (“Le roi soleil”) e’ molto bello, anche se, alla fine, forse un po’ troppo pretenzioso nella forma se si considera la qualita’ del servizio.

MER 20 AGO


Non possiamo che fare colazione nel bistrot visto la sera prima. “Cafe’ et croissant, s’il vuos plait!!”. Sigaretta e via. Marsiglia la raggiungiamo per la statale. Qui vorremmo fare un salto dal “dealer”. Elie, non demorde da questo aspetto. Incrociamo un harleysta locale proprietario di un Dyna con un paio di Supertrapp aperti. Difficile non notarlo. Chiediamo informazioni su dove si trovi il concessionario HD. Gentilissimo, ci dice che ci accompagna lui. Pertanto, nel giro di dieci minuti, ci troviamo gia’ a guardare le moto esposte all’interno della “Concession”. Qualche lavoretto custom non e’ male. Anche i prezzi non sono terribili, soprattutto se paragonato a quelli che avevamo visto in Austria. Ci tratteniamo un’oretta, poi via, direzione Tolone che raggiungiamo prendendo l’autostrada. Attraversiamo la citta’, che e’ la sede principale della Marina militare francese nel Mediterraneo. Traffico. Come anche trafficata e’ la strada costier! a. Poco prima di Carqueiranne, un’altro “dealer” che pero’ troviamo chiuso in quanto ora di pranzo. Gli impiegati stanno mangiando all’ombra di un gazebo e vedendoci “stranieri” sono comunque disposti a fare uno strappo alla regola e ci danno comunque la “pin” che gli avevamo chiesto. Gentili. La litoranea che porta a St. Tropez e’ un incubo. Macchine incolonnate senza soluzione di continuita’ per chilometri. Polizia ad ogni angolo. Impieghiamo quasi due ore per fare 100 chilometri. Di entrare a St. Tropez manco ci viene in mente. Vorrebbe dire far notte. Invece, ci buttiamo verso l’interno, dove, fortunatamente, il traffico diminuisce. Ma e’ diminuita anche la nostra benzina e non ci sono distributori aperti nelle vicinanze. Attimo di preoccupazione, poi, in extremis, eccola li’ la nostra salvezza. A Frejus arriviamo verso le 18. Il “dealer” che conosco per aver visto su internet dei lavoretti custom non male, e’ aperto. Effettivamente c’e’ qualcosa di carino, ma il personale e’ molto poco affabile, quasi scortese. Affari loro. Ce ne andiamo un po’ delusi. Vorremmo evitare di arrivare in albergo troppo tardi e quindi ribecchiamo l’autostrada. Superiamo Nizza ed usciamo a Montecarlo. L’albergo e’ (“Eze Heremitage) e’ a Eze, un villaggio nell’entroterra. Altamente consigliabile, sia per il posto, che per il prezzo contenuto, che per l’ottima cucina e la simpatia del proprietario.

GIO 21 AGO


Ci svegliamo con la consapevolezza che il nostro “tour” sta avviandosi verso la sua fase finale. Cerchiamo di scacciare il pensiero e di goderci ancora i due giorni che ci restano. Un salto a Montecarlo e Monaco e’ d’obbligo, essendo Elie la prima volta che viene da queste parti. Mentre facciamo benzina ci accorgiamo che la gomma posteriore della mia v-rod e’ un po’ sgonfia. In effetti, controllando, notiamo che c’e’ un chiodino “bast.....” infilato dentro. La riportiamo a 2.5. Chissa’, pensiamo, forse fino a domani tiene. Fatte le due foto ricordo di rito, lasciamo Montecarlo che, detto tra noi, non ho mai trovato particolarmente attraente. Si respira quell’atmosfera che ti sembra far gravitare tutto intorno ai soldi. Vuoi per il Casino, per i mega yacht ormeggiati, per i negozi delle grandi firme un po’ ovunque, per le macchine extra-lusso fuori dall’Hotel de Paris. Insomma, tutto un po’ artificiale. La vita di pochi privilegiati esposta per “l’ammirazione” dei comuni mortali. Naturalmente e’ la mia opinione. Da Montecarlo a Mentone, Latte, Ventimiglia. Eccoci nuovamente in Italia. A Ventimiglia il traffico e’ paralizzato. Superiamo con attenzione la lunga colonna e ci dirigiamo per l’autostrada. Meglio, anche oggi, evitare la litoranea. E poi l’Autostrada “dei fiori” ti consente comunque di vedere dei bei paesaggi. A Varazze controlliamo nuovamente la pressione della gomma. E’ scesa un pochino, ma fino a casa ci dovremmo arrivare senza inconvenienti. Genova, Sest! ri Levante, La Spezia. Altra sosta in area di servizio. Qui mi sento chiedere: “tu sei Roberto?”. “Si”, rispondo. “Piacere, Motorman!”. Chi avesse seguito le battute avrebbe potuto facilmente pensare di trovarsi dinnanzi a due fuori di testa. Quel “piacere Motorman” e’ un po’ come se qualcuno si presentasse dicendo: “Ciao, sono Batman” o, “Salve, sono l’Uomo Ragno”. Invece, niente di tutto questo. Tutto sotto controllo. “Motorman” non e’ altro che uno dei membri di uno dei forum v-rod (www.1130cc.it) che frequento e che raggiunge altri iscritti che si sono dati appuntamento nei pressi di Livorno. Mi ha riconosciuto facilmente in quanto a girare in v-rod con un gillet con la patch “Beirut Chapter” (ricordo dei miei quasi 5 anni vissuti in Libano) non devono essere in molti, in Italia. Ci diamo appuntamento a piu’ tardi, a casa di “Mistero700”. Nel frattempo noi ci fermiamo a Pisa. Una piccola sosta per vedere la Torre, il Duomo e il Battistero. Altra per Elie, che ogni anno che passa ama sempre di piu’ l’Italia. Da Daniele, alias “Mistero700”, nei pressi di Livorno, conosco finalmente gli amici, fino a quel momento “virtuali” del forum. Tutti gentilissimi e simpatici. Purtroppo ci si puo’ fermare poco (li rivedremo comunque il giorno dopo per un giro nel senese), in quanto l’albergo che abbiamo prenotato e’ a Monteriggioni. Dopo un “arrivederci a domani”, eccoci a Cecina, Volterra, Colle Val d’Elsa e quindi, finalmente, Monteriggioni che raggiungiamo con il buio.

VEN 22 AGO


Oggi e’ veramente l’ultimo giorno. Dobbiamo lasciare il Fat Boy a Firenze, in quanto Elie, stasera, dovra’ essere a Roma partendo il suo aereo per Beirut domani mattina molto presto. Fortunatamente a me resta ancora una settimana di vacanza. Poi nuovamente il caldo e la sabbia di Khartoum. Per evitare di prenderci l’annunciata “lavata” (il cielo non presagisce nulla di buono), tralasciamo la programmata sosta a San Gimignano. Arriviamo a Firenze in fine mattinata. Qui finisce il nostro viaggio.... almeno quello “ufficiale”, anche se la giornata prevede ancora qualche bella “sorpresa".

 




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