Sabato, 18 Settembre 2010 00:00

LA VUELTA IBERICA

Written by ROBIFLINSTONE07
identificativo viaggio ROBIFLINSTONES07
Data inizio del viaggio 06/08/2009
Data fine del viaggio 26/08/09
Tempo in giorni  DA 16 A 30 GIORNI
km totali CIRCA 8000
   
Titolo del viaggio LA VUELTA IBERICA
Continente EUROPA
Nazione ITALIA FRANCIA PORTOGALLO SPAGNA
Marca moto utilizzata Harley Davidson (ROAD KINMG STANDARD E CLASSIC)
Siti informativi specifici utilizzati FANTASIA
Guide utilizzate NESSUNA
Mappe utilizzate CARTA MICHELIN
GPS utilizzato GPS... COS E?
ABBIGLIAMENTO UTILIZZATO TUTA DA PIOGGIA (OBBLIGATORIA NEL NORD DELLA SPAGNA) E POI LEGGERO NEL RESTO DEL TRAGITTO (CALDO BESTIALE)
BAGAGLI BORSE ETC. UTILIZZATE UNA NORMALE SACCA DA VIAGGIO
ATTREZZI, RICAMBI MOTO, DISPOSITIVI DI EMERGENZA O DI PRIMO SOCCORSO FERRI IN POLLICI E BUENA SORTE
PREPARAZIONE DELLA MOTO LE SOLITE COSE DI BUON SENSO
LINEE MARITTIME UTILIZZATE/COMPAGNIE DI TRASPORTO UTILIZZATO NO
COSTI DI NOLEGGIO MOTO MOTO DI PROPRIETA'
MATERIALE FOTOGRAFICO USATO UNA VECCHIA IXUS
Itinerario VEDERE RESOCONTO PIU SOTTO
Nome utente registrato ROBIFLINSTONES06
Costo totale del viaggio

 

NON ECONOMICO MA PER SCELTA, CI SIAMO TRATTATI BENE

 


 

FIRENZE-NIZZA-CARCASSONNE-ANDORRA LA VELLA- PAMPLONA- SANTANDER-LA CORUNA- VIGO-PORTO-LISBONA-FARO-SIVIGLIA-GIBILTERRA-RONDA-GRANADA-BARCELLONA-MONTECARLO-FIRENZE (VEDI RESOCONTO)

GIOVEDI’ 6 AGOSTO

Squadra vincente non si cambia. E cosi’ anche quest’anno Elie sara’ con me nel giro che ho programmato durante i mesi invernali, quando per la maggior parte del tempo non e’ la moto a viaggiare, bensi’ la mia immaginazione. La scelta e e’ caduta su Spagna e Portogallo. Due Paesi che in parte gia’ conosco, ma che non ho mai percorso in motocicletta. L’intenzione e’ di viaggiare comodi ed e’ per cio’ che saranno due Road King ad accompagnarci: la mia “Chica”, che cosi’ accumulera’ un po’ piu’ di chilometri (pazienza!!!), mentre per Elie ci penseranno Michele, Riccardo e Walter di Speed Shop Firenze a mettergli a disposizione un King Classic 2009. La notte precedente la partenza la trascorro quasi insonne tanta e’ l’eccitazione. Fortunatamente, nonostante i capelli “imbianchino” (naturalmente si fa per dire, visto la “palla da biliardo” che mi ritrovo), l’emozione che precede certe avventure non cambia! Pertanto, nonostante la ser! a avessi deciso di partire alle prime luci dell’alba per Firenze (dove Elie sarebbe arrivato verso le 11 con un volo da Beirut), mi ritrovo sulla strada che e’ ancora notte. L’aria dei 1300 metri di Cesana e’ pungente e io me la godo tutta, soprattutto pensando alle temperature a cui sono solito in quel di Khartoum. I primi 200 km. in sella a Low Bob (il mio Dyna) “volano”, tanto che quando mi fermo per prendere un caffe’ sono gia’ all’altezza di Alessandria. Un colpo di telefono ad Elie: e’ gia’ all’aeroporto di Roma. Di nuovo in sella e 300 km. piu’ tardi eccomi in quel di Firenze. La “Chica” e’ pronta e non mi resta che caricare la sacca in attesa di Elie che arriva puntuale, come da programma. Ce la prendiamo con calma. Oggi non sono previsti molti chilometri dato che ci fermeremo a dormire a Santa Margherita Ligure, visitando poi Portofino. Verso le 13 salutiamo gli amici di Speed Shop e imbocchiamo l’autostrada. Superata Lucca, ci fer! miamo a mangiare qualcosa in un’area di servizio dove ci pre! ndiamo a nche un prosecco per “brindare” alla nostra partenza. Sotto la pensilina c’e’ una bella corrente d’aria fresca e noi ci godiamo questo bel momento di vita aggiungendoci una “sana” sigaretta. Alle 4 del pomeriggio usciamo dall’autostrada a Rapallo. Santa Margherita e’ a due passi. Parcheggiate le moto in albergo ci rinfreschiamo con una doccia e quindi eccoci a Portofino per un aperitivo. Tornati a “Santa” ceniamo in un ottimo ristorante a gestione famigliare che per la qualita’ e la quantita’ delle portate sarebbe stato sicuramente approvato anche dal mitico “ Commissario Montalbano”.

VENERDI’ 7 AGOSTO

Sveglia presto. Ci attendono quasi 800 km per arrivare a Carcassonne, nel sud della Francia. Oggi e’ una tappa di “trasferimento” e quindi imbocchiamo immediatamente l’autostrada. Poco traffico, almeno fino all’altezza di Varigotti dove alcuni lavori in corso riducono la carreggiata ad una sola corsia. Fortunatamente con le moto riusciamo a procedere, seppur lentamente, superando una colonna di automobili lunga diversi chilometri. Quando riprendiamo la nostra velocita’ di crociera non superiamo comunque mai i 100/110 chilometri orari. Questa e’ la nostra andatura preferita, tanto piu’ quando siamo in viaggio. Inevitabile e’ l’essere costantemente superati, non solo da qualche veloce “speed bike”, ma anche dalle “touring” di fabbricazione tedesca o giapponese. Lo so che non e’ certo una “furbata”, ma viaggiamo in t-shirt con indosso i nostri “jet”. Le tute in pelle, i caschi integrali e i completi in “goretex” (anche se sicuramente pi! u’ sicuri e, in alcuni casi, pratici) non ci si addicono. I chilometri scorrono e superata Nizza l’autostrada attraversa la bellissima Provenza. Imbocchiamo il bivio per Aix en Provence, quindi Arles, Nimes (dove ci prendiamo anche due gocce d’acqua) e quindi Montpellier. All’altezza di Beziers troviamo un forte vento a raffiche e il cielo, man mano ci avviciniamo a Narbonne, diventa sempre piu’ scuro. Qui svoltiamo in direzione Tolosa. Il vento aumenta ulteriormente e il rischio di prenderci una “lavata” diventa evidente. Percorriamo quindi gli ultimi chilometri per Carcassonne “a palla”. Fortunatamente troviamo subito l’albergo, molto accogliente. Fuori e’ parcheggiata una Triumph Bonneville di due ragazzi di Como. Rientrano dalla Costa Brava e sono al termine delle loro vacanze. Per noi il viaggio, quello vero, deve ancora cominciare.

SABATO 8 AGOSTO

Il cielo continua ad essere nuvoloso. Lasciato l’albergo facciamo un rapido giro per Carcassonne, con la sua cinta di mura medievali e le sue torri. Chiediamo indicazioni per la provinciale D118 in direzione Limoux. Da quella parte il cielo sembra essere un po’ meno scuro. Dopo Limoux superiamo Quillan e Axat. Di qui la strada si restringe e diventa decisamente piu’ tortuosa. Costeggiamo il fiume Aude, attraversando una fitta foresta e superando numerose strettoie tra alte pareti di roccia. L’aria e’ umida. Poi cominciamo a salire, fino a raggiungere il Col de la Quillane (1714 m.). Qui la vegetazione diventa quella tipica alpestre: conifere e prati per il pascolo. La strada attraversa un altipiano verdissimo. E’ spuntato anche un po’ di sole. Ci fermiamo a Mont-Louis, un piccolo paesino dei Pirenei. E’ giorno di mercato e con Elie ci mettiamo a curiosare tra le bancarelle alcune delle quali vendono prodotti tipici della zona, tra cui formaggi e salumi. La te! ntazione e’ troppo grande. Oltretutto in una delle borse della moto c’e’ una bottiglia di “Arak”, la tipica bevanda libanese che ricorda l’Ouzo greco. Decidiamo cosi’ per un pic-nic improvvisato a base di affettati, formaggi, pomodori, pane cotto a legna e, per finire, qualche fetta di un “pain d’epices” all’arancio. Anche se dopo tale pranzetto ci sarebbe stata bene una “pennica”, preferiamo rimetterci in strada. Il cielo e’ diventato nuovamente scuro e gia’ in direzione del Col de Puymorens (1915 m.) dove siamo diretti vediamo scendere la pioggia. Una volta superato il colle (sotto l’acqua), imbocchiamo la N20 che conduce al Principato di Andorra. Questo e’ un enorme “duty free”. Lo e’ il Pas de la Casa, il primo paese che si incontra, cosi’ come la capitale, Andorra la Vella, dove ci fermiamo a bere una birra e, il sottoscritto, a comprare un paio di nuovi copri pantaloni per la pioggia, visto che quelli che avevo “imbarcano”! acqua. Ad Andorra la Vella ci prendiamo anche la seconda “l! avata” della giornata, proprio poco prima di entrare in Spagna. Il primo paese spagnolo che si incontra sulla strada e’ la Seu d’Urgel. Di qui parte una piccola provinciale che conduce a Sort: 52 chilometri da sballo. Da Sort continuiamo sulla C147 in direzione di La Pobla de Segur che raggiungiamo dopo aver attraversato un bellissimo canyon. Superata Tremp eccoci infine a Villamtjiana dove troviamo un bel albergo ristrutturato di recente con delle stanze a un prezzo modico. La sera, mentre stavamo cenando, arriva il terzo temporale della giornata. Ma a quel punto il nostro interesse era decisamente focalizzato sulla cameriera carina e sulle birre che, una dopo l’altra, ci stavamo piacevolmente scolando in sua compagnia.

DOMENICA 9 AGOSTO

Il cielo e’ sereno, ma verso le montagne dove avevamo previsto di passare e’ nero come la pece. Pertanto decidiamo di fare il primo cambiamento rispetto al programma originario. E’ cosi’ che a Tremp, invece di proseguire verso nord, prendiamo la C1311: una piccola strada panoramica che dopo aver superato un colle ci conduce a Puente de Montana. Lasciamo la Catalunya ed entriamo in Aragona. A Banabarre, dove ci fermiamo il tempo di una sigaretta, scambiamo quattro chiacchiere con un simpatico vecchietto del posto che e’ affascinato dalle nostre Harley. Sempre proseguendo sulla N250 attraversiamo Graus e Barbastro. Qui finiscono le colline e comincia la pianura. Raggiungiamo Huesca all’ora di pranzo seguendo la statale ed evitando di prendere la superstrada. Sulle montagne che si vedono in lontananza continua ad essere nuvoloso. Il pranzo e’ a base di “tapas” accompagnate dalla solita birra. Da Huesca svoltiamo poi in direzione di Acerbe. Dopo un primo tratto rettilineo ricominciano le curve e con loro anche il piacere della guida. La strada si snoda in mezzo alle colline, a pareti rocciose e a villaggi di antiche case in pietra. Al primo bivio seguiamo le indicazioni per Jaca, anche se cosi’ facendo ritorniamo un poco sui nostri passi. La scelta si rivela azzeccata in quanto la strada ci porta, in un susseguirsi di curve e tornanti, al Monastero di San Juan de la Pena. Bellissimo, soprattutto quello antico che e’ incastonato sotto una parete di roccia, immersa in un bosco di pini, con decine di aquile reali che volteggiano nel cielo. Ridiscesi sulla N240 la seguiamo in direzione di Pamplona. La nostra meta per oggi e’ Javier, un piccolo villaggio noto per il suo castello e il limitrofo monastero gesuita. All’altezza di un grande lago dalle acque color turchese imbocchiamo il bivio che conduce all’albergo. La serata passa piacevolmente, movimentata da una chiassosa comitiva di spagnoli.

LUNEDI’ 10 AGOSTO

La giornata si presenta con un cielo terso e l’aria fresca. L’ideale. Lasciamo Javier in direzione di Sanguesa. Qui riprendiamo la N240 per Pamplona. Troviamo numerosi lavori in corso in quanto stanno ampliando la carreggiata. Come noteremo in seguito anche in altre parti del Paese, in Spagna stanno rifacendo gran parte della rete stradale. Naturalmente a beneficiarne e’ la rapidita’ dei trasferimenti, anche se spesso i vecchi sinuosi tracciati lasciano il posto ad arterie diritte e un po’ impersonali. Pamplona la vediamo esclusivamente dalla tangenziale. La famosa festa di San Firmino e’ stata circa un mese fa (l’11 luglio) pertanto non abbiamo molto interesse a visitare la citta’. Prendiamo l’autostrada per San Sebastian. Siamo nei Paesi Baschi. Incrociamo un paio di Harley che viaggiano nella direzione opposta. Chi le guida e’ ben imbacuccato nella propria tuta da pioggia. In effetti, poco dopo, arriva lo scroscio. L’acqua ci accompagna fino a Anoeta! , a pochi chilometri da San Sebastian. A tratti troviamo anche una nebbia fittissima. Ad Anoeta ci fermiamo dal dealer locale. E’ l’inizio del nostro usuale pellegrinaggio alla caccia di pins e di t-shirts. Qui il personale e’ molto gentile e dato che fuori continua a piovere ce la prendiamo con calma. Fortunatamente le previsioni danno un netto miglioramento nel pomeriggio. Cosi’ ripartiamo riconfortati. Dopo aver superato San Sebastian, all’altezza di Deba, imbocchiamo la strada costiera che conduce ad Ondorroa. Ci si presentano i classici paesaggi della costa basca, con le sue “Rias” (dei piccoli fiordi), i porti disseminati lungo la costa, i gabbiani, le foreste di alberi che lambiscono il mare. Bello, anche se un po’ malinconico. A Lekeito vediamo un insegna con su scritto “biker-pub”. Ci fermiamo. E’ un bel locale che si affaccia sul porto. Nel frattempo e’ uscito un pallido sole. Ci sediamo in uno dei tavolini all’aperto e ordiniamo birra e ! “tapas”. Qui una nuova scoperta: l’Arak, che solitamente! si beve con acqua e ghiaccio, e’ ottimo anche mescolato con la birra. L’unica accortezza, se poi si deve guidare, e’ quella di evitare di berne un secondo bicchiere. Una vera bomba!!! Dopo un salvataggio in extremis della mia moto che stava per essere cilindrata da una gentile signora che “tentava” un parcheggio riprendiamo la strada. Raggiungiamo Gernika, paese raso al suolo dallo storico bombardamento da parte degli “stukas” tedeschi durante la guerra civile del ’36. Superiamo altri villaggi dai nomi spesso impronunciabili, fino a riprendere la National 634 direzione ovest. Dopo circa un’ora entriamo nella periferia di Bilbao. Altro dealer, ben fornito di moto ed estremamente gentile, ma (purtroppo) sprovvisto di pins!!! Dispiaciuto di non poterci accontentare, ci regala due portachiavi della concessionaria, che conserveremo per ricordo. Il tratto Bilbao-Santander lo percorriamo in autostrada. Vogliamo evitare il traffico piuttosto lento della statale. Siamo orm! ai in Cantabria. A Santander, dove ci fermiamo, il locale dealer chiude il lunedi’ (cioe’ oggi), pertanto ci limitiamo a scattare una foto a testimonianza del nostro passaggio. L’attraversamento della citta’ e’ lento a causa del traffico. Dopo un po’ meno di un’ora raggiungiamo Santillana del Mar. Il paese e’ come lo ricordavo: semplicemente incantevole. Non si puo’ passare da queste parti senza farvi almeno una sosta. Per raggiungere l’albergo percorriamo con le moto tutto il centro storico, non certo passando inosservati. Poi ci concediamo una passeggiata tra i negozi di artigianato, quindi una lauta cena durante la quale la bottiglia di arak riceve un’altro duro colpo!!!

MARTEDI 11 AGOSTO

C’e’ il sole! Il viaggio riprende lungo la litoranea fino a Comillas. Di qui, dirigendoci verso l’interno, puntiamo verso il Picos de Europa, la montagna piu’ alta della regione (2648 m.). Giunti a Panes imbocchiamo la provinciale C6312 che si snoda lungo le rive di un fiume che attraversa un lungo e suggestivo canyon. Sul Picos de Europa c’e’ ancora qualche chiazza di neve. La zona e’ una delle principali mete turistiche del nord della Spagna. Lo capiamo anche dalle numerose auto con targa straniera che incontriamo lungo la strada, solo una italiana. A Cangas la strada risale con ampie curve fino a Infiesto. Di qui altri 50 chilometri ci portano ad Oviedo, dove, “al pelo” riusciamo a trovare aperto il dealer locale che sta chiudendo per l’ora di pranzo. E’ una concessionaria non troppo grande situata nella zona industriale della citta’. Da Oviedo raggiungiamo Tineo dove ci fermiamo in un bar a sgranocchiare qualche “tapas”. Incontriamo molti ‘p! ellegrini” che con il tradizionale bastone e cappellaccio stanno percorrendo il Camino de Santiago che e’ indicato, lungo la strada, da caratteristici segnali. Da Tineo percorriamo la bellissima e sinuosa strada (C630) che attraverso il Passo del Palo (1146 m.) ci porta a Grandas. Siamo in Asturia. Il paesaggio e’ mozzafiato, come altrettanto mozzafiato sono le curve della strada che ci godiamo ad andatura allegra. La regione deve essere molto ventosa in quanto i crinali delle montagne sono cosparsi di un numero impressionante di pale eoliche. Da Grandas ridiscendiamo fino a Pesoz e quindi nuovamente in salita fino a La Garganta. Tutte strade secondarie. Giunti al limitrofo al colle dal quale inizia la discesa verso Vigadeo ci troviamo improvvisamente immersi nella nebbia e con lei arriva anche l’umidita’. Fortunatamente Vigadeo non e’ distante e in meno di un’ora siamo gia’ in albergo. La giornata si conclude con una pantagruelica mangiata di carne e salsicce alla brace. Un piatto gustoso ma che purtroppo mi costringera’ ad una notte d’inferno. Non avere mezze misure a volte gioca brutti scherzi!!!

MERCOLEDI’ 12 AGOSTO

Il cielo e’ nuvoloso. Lasciata Vigadeo, pochi chilometri e ci immettiamo in autostrada. Elie vuole arrivare a La Coruna, in Galizia, prima di mezzogiorno. Eliminiamo quindi il preventivato passaggio per Capo Ortegal. D’altra parte, sulla costa continua ad esserci la nebbia. L’unica sosta la effettuiamo a Gutriz, per fare benzina. La Coruna e’ una citta’ portuale dove troviamo molto traffico. Anche per questo motivo fatichiamo non poco prima di trovare il dealer. Una bella concessionaria con personale estremamente gentile. Compriamo la solita pin e anche l’ennesima maglietta da aggiungere alla collezione. Fatto “il nostro dovere” usciamo dalla citta’ dirigendoci, su consiglio dello stesso dealer, verso Malpica, un paesino sul mare non lontano da Cabo de San Adrian. Qui parcheggiamo le moto e ci sediamo in un ristorante all’aperto che si trova sul lungomare. Dalla cucina esce un profumo invitante. Ordiniamo gamberoni alla griglia, calamari e patatine fritte che accompagniamo con il nostro “intruglio” di birra e arak. Sole (apparso nel frattempo), belle fanciulle in bikini, il mare di fronte....insomma, una meraviglia!! Ben rifocillati ci rimettiamo in strada. Baio, Vimianzo, Corcubion e, infine, Cabo Fisterra, l’estrema punta nord-occidentale della Spagna. Qui, per la prima volta dall’inizio del viaggio cominciamo a soffrire il caldo. Dopo la foto ricordo con alle spalle il faro e la croce che segna la fine del Camino di Santiago, lasciamo i bagagli in albergo e andiamo a farci un bagno al mare. La spiaggia e’ bella, ma l’acqua e’ gelida e piena di alghe. Trascorriamo la serata a chiacchierare in un bar del porto.

GIOVEDI’ 13 AGOSTO

La litoranea che da Fisterra conduce a Muros e’ un tratto particolarmente bello. A Muros ci fermiamo per un caffe’. La pioggia dei Paesi baschi e’ ormai lontana. Qui il caldo si fa decisamente sentire. Prima di giungere a Noya, ci superano due moto con targa italiana, le prime che vediamo da queste parti (altre due le vedremo a Sintra e poi, le stesse, in quel di Tarifa). A Noya, invece di continuare sulla litoranea, decidiamo di tagliare verso l’interno raggiungendo direttamente Borio. Quindi superiamo Catoira e Pontevedra. Il caldo aumenta ulteriormente e quando entriamo in Vigo siamo un po’ provati. Dopo esserci persi in un dedalo di sensi unici, riusciamo finalmente a trovare il locale concessionario HD. Elie approfitta della sosta a Vigo anche per fare qualche acquisto alla “Cortes Ingles”, una specie di Rinascente spagnola. Io resto fuori a fumarmi una sigaretta e a godermi un po’ di struscio locale. Oggi i chilometri in programma sono meno del solito t! anto che nel pomeriggio non tardiamo ad arrivare a Vilasombroso, tappa del giorno. Ci fermiamo in una guest-house di una piccola azienda vinicola. La sera ceniamo in un ristorante segnalatoci dalla proprietaria bevendo Albarino e Ribeiro due vini bianchi locali dal gusto un po’ asprigno e gradevole. Dopo cena, mentre ci dirigiamo a Mondariz, dove ci avevano detto esserci una festa, evitiamo di misura di essere fermati da una pattuglia della Guardia Civil appostata sulla strada. Fortunatamente riusciamo a vederla in tempo, proprio mentre stavamo dandoci dentro con l’acceleratore. La festa si rivela divertente e quindi e’ inevitabile fare le ore piccole.

VENERDI’ 14 AGOSTO

Raggiungiamo Braga, in Portogallo alle 10 del mattino, dopo aver macinato velocemente i primi 150 chilometri della giornata. Spagna e Portogallo si distinguono subito per il diverso stile delle abitazioni, delle chiese e dei relativi campanili. I due Paesi sono cosi’ diversi anche nel carattere della gente. Esuberanti e chiassosi gli spagnoli, miti e un poco tristi i portoghesi che trovano perfettamente rispecchiata la loro natura nel “fado”, la loro melanconica musica tradizionale. In quel di Braga troviamo la sede del Minho Chapter e aggiungiamo un’altra pin alla collezione. Sulla strada per Porto notiamo un crescente numero di auto con la targa francese. Scopriamo essere per la maggior parte portoghesi emigrati in Francia che fanno ritorno a casa per le vacanze. Porto e’ una bella citta’ con le strade del centro ancora lastricate in pave’, il che non e’ proprio il massimo per le forcelle e gli ammortizzatori delle nostre moto. Anche qui il concessionario H! arley e’ molto cordiale. Si informa sul nostro giro e ci consiglia un itinerario per proseguire verso sud. Si tratta di seguire, almeno per un tratto, la valle del Rio Douro, fino al Castelo de Paiva. Qui, un paio d’ore dopo, ci fermiamo accaldati a bere una birra nel bar del paese chiedendo indicazioni per riprendere la Nazionale verso Lisbona. Tutto il bar, piuttosto affollato, interviene per offrire il proprio contributo. Il risultato e’ che dopo tutte quelle spiegazioni (per la verita’ piuttosto confuse) sbagliamo strada. Vaghiamo per un’ora nell’assolato entroterra portoghese prima di riuscire finalmente a riprendere la Nazionale. Con la N1 ritroviamo anche il traffico. Ed e’ cosi’ che quando parcheggiamo le moto nel parking dell’albergo, a Luso, una bella cittadina termale a pochi chilometri a nord di Coimbra, siamo “belli neri”, un po’ per l’abbronzatura presa durante la giornata e un po’ a causa delle fumate di gasolio dei tantissimi cami! on superati negli ultimi 50 chilometri.

SABATO 15 AGOSTO

Ferragosto. Fatima, dove c’e’ il famoso santuario, non e’ lontana. Occasione per farci un salto. L’unico inconveniente e’ che mezzo Portogallo deve aver avuto la stessa idea. All’uscita dell’autostrada, infatti, non solo c’e’ una coda allucinante, ma anche mezzo Corpo della polizia stradale portoghese e’ li’ a sorvegliare che tutto proceda secondo le regole. Ed e’ cosi’ che, in buon ordine, ci mettiamo in coda. Espiata la nostra piccola “penitenza” giungiamo sul piazzale antistante il Santuario. Un rapido giro e poi riprendiamo la strada per Nazare’. Ricordavo questo paese com’era nei primi anni ’80: un bel villaggio di pescatori, con le barche dai colori vivaci sulla spiaggia, le donne, per lo piu’ vestite di nero, sedute intente a riparare le reti. Ora non e’ molto diverso dai paesi, ormai cementificati, della costa meridionale dell’Algarve. Solo la parte vecchia del paese conserva ancora un po’ del suo antico fascino. Ci fermiam! o a bere una birra e poi riprendiamo la strada verso sud. In questo tratto e’ da segnalare la bella cittadina medioevale di Obidos, con la sua caratteristica cinta muraria. Peccato che l’ingresso nel centro storico sia consentito ai soli pedoni. Giunti in quel di Sinora, dove e’ previsto che passeremo la notte, cerchiamo di individuare l’albergo che avevo prenotato su internet. Si tratta di una “Quinta”, una casa privata che fa servizio di bed & breakfast. Il posto e’ veramente incantevole, ma la strada per arrivarci e’ piu’ adatta ad una moto da cross che a due pesanti Road King, cariche di bagagli. Dato che la casa non offre la cena ed Elie non ha nessuna intenzione di usare la moto per raggiungere il paese, cerchiamo di raggiungerlo a piedi lungo una scorciatoia indicataci dalla proprietaria. Risultato: dopo un’ora di cammino ci troviamo ancora nel bel mezzo della campagna. Fortunatamente, poco dopo, troviamo un bar, telefoniamo ad un taxi… e in 10 ! minuti siamo finalmente in paese. Ceniamo in un grazioso risto! rante de l centro e, vista l’esperienza, dopo cena ci facciamo riaccompagnare da un taxi fino all’albergo.

DOMENICA 16 AGOSTO

Cabo da Roca, “la punta mas occidental do Continente europeo”, come sta scritto sul cippo che si trova sul posto, ci accoglie con un vento forte che soffia dal mare. Il vento cessa in vicinanza di Cascais. Dopo un rapido giro della citta’ proseguiamo verso Lisbona che ci riceve con un bel sole caldo e i suoi edifici fatiscenti ma pieni di fascino. D’obbligo la foto davanti alla Torre di Belem, simbolo della citta’. Poi facciamo un salto a vedere il Monastero di San Jeronimo, dove e’ sepolto Vasco de Gama, ci fermiamo per una foto al monumento dedicato ad Enrico il Navigatore, facciamo un giro nella centrale Praca do Commercio e, infine, ci sediamo in un bar dell’Alfama, il vecchio e malfamato quartiere della capitale, per bere qualcosa. Qui, prima che il cameriere abbia tempo di prendere l’ordinazione, siamo immediatamente avvicinati da un tipo che ci chiede se vogliamo comprare della Marjuana. Decliniamo. Il nostro Samson continuiamo a preferirlo “liscio”. Lasciamo Lisbona attraversando il nuovo e lunghissimo ponte che la unisce con Setubal. Superata anche quest’ultima localita’, imbocchiamo la N5 in direzione sud. Il Portogallo meridionale ha una natura molto piu’ selvaggia rispetto al nord del Paese. Ritroviamo gli odori della macchia mediterranea. Attraversiamo villaggi che paiono dimenticati dal tempo come Santiago do Cacem, Cercal, Odemira, Aljezur. Ad Alfambras, invece di seguire le indicazione per Lagos, svoltiamo per Sagres, il paese che dista pochi chilometri da Cabo de Sao Vicente, l’estrema punta meridionale del Paese che andremo, pero’, a visitare domani. Per oggi i chilometri sono stati sufficienti. Ci sistemiamo in hotel e ci godiamo il meritato riposo.

LUNEDI’ 17 AGOSTO

Arrivando a Cabo de Sao Vicente si ha veramente l’impressione di essere giunti al limite estremo di un continente. Scogliere altissime a picco sul mare, raffiche di vento che non consentono alla vegetazione di crescere, lo stesso faro, posto sulla punta estrema del capo, tutto cio’ mi fa pensare, non senza una certa ammirazione, a quegli uomini che alcuni secoli fa per primi hanno affrontato l’ignoto sui loro galeoni partendo alla scoperta di nuove terre. Fatto ritorno a Sagres e superata Lagos raggiungiamo infine Faro dove si trova il concessionario HD dell’Algarve. Li’ scambiamo due chiacchiere con alcuni harleysti spagnoli che arrivano da Maiorca. Fatti gli “inevitabili” acquisti riprendiamo l’autostrada che ci porta a Siviglia. In questo tratto ricordo solo un gran caldo. Entrati in citta’ ci beviamo una birra e chiediamo informazioni su dove si trovi il dealer locale al quale chiediamo consiglio per un albergo in centro citta’. Messe le moto in garag! e facciamo due passi. Solo due, perche’ il caldo e’ veramente soffocante. Non e’ un caso che questa regione sia chiamata “la padella della Spagna”!!! Siviglia si presenta come una citta’ animata e affascinante, forse una delle piu’ belle che abbiamo visitato nel nostro giro. E poi si respira quell’aria “gitana” che in qualche modo ci si addice.

MARTEDI’ 18 AGOSTO

Partiamo da Siviglia piuttosto presto, anche per evitare il caldo delle ore centrali della giornata. La direzione e’ ancora verso sud, Cadice per l’esattezza. Poco prima di raggiungerla, usciamo a Puerto de Santa Maria, dove si trova la locale concessionaria HD. Ne approfittiamo per stringere un paio di viti delle frecce posteriori della moto di Elie che si erano allentate. Superata Cadice seguiamo la E05 in direzione Algeciras. I primi chilometri sono di superstrada poi, all’altezza di Vejer de la Frontera, ritroviamo la vecchia statale. Il paesaggio e’ quello tipico dell’Andalusia, con le sue colline arse dal sole e la vita che sembra scorrere lenta. Terra di tori e di corride come ci rammentano, di tanto in tanto, enormi cartelloni pubblicitari raffiguranti un possente toro nero. Avvicinandoci a Tarifa notiamo che il vento aumenta progressivamente e cosi’ anche il numero, a volte impressionante, delle pale eoliche. Le montagne dell’Atlante marocchino si vedo! no, evidenti, al di la’ dello stretto di Gibilterra. La caratteristica “rocca” si vede da lontano. Seguiamo le indicazioni che ci portano fino al posto di frontiera che separa Gibillterra dalla Spagna, giusto per scattare un paio di fotografie. Quindi ritornati verso Algeciras imbocchiamo la statale che conduce a Ronda. Ci fermiamo a Jimena del la Frontera, un paese di case bianche arroccato su una collina che alcuni amici, a giusto titolo, mi avevano consigliato di visitare. La strada fino a Ronda e’ spettacolare. Ci sistemiamo in una “Fazenda” che si trova poco fuori dal paese gestita dalla “mitica” Maria, una bella e simpatica ragazza andalusa con cui chiacchieriamo tutta la serata.

MERCOLEDI’ 19 AGOSTO

Lasciamo Ronda. La strada che porta a San Pedro de Alcantara, cittadina sul litorale, offre gli stessi bellissimi panorami di quella che abbiamo percorso il pomeriggio precedente, solo che e’ piu’ larga e trafficata. San Pedro si trova non lontano da Marbella, una delle localita’ “inn” della Costa del Sol. C’e’ anche un dealer Harley dove naturalmente ci fermiamo. Oltre alle solite HD vediamo esposta anche una bella Morgan due posti del classico colore verde. Per evitare il traffico della litoranea decidiamo di raggiungere Malaga prendendo l’autostrada. Anche a Malaga cerchiamo il locale concessionario che pero’ troviamo chiuso per ferie. Fa caldissimo. Oggi vorremmo raggiungere Granada lungo una rete di strade secondarie. Il primo tratto ci porta a Colmenar, attraverso il Puerto del Leon, un passo che si trova a circa 1000 metri sul livello del mare nel bel mezzo di un Parco regionale. Un tratto molto bello, non solo paesaggisticamente, ma anche perche’ ! acquistando pian piano quota ed inoltrandoci in una folta foresta di pini beneficiamo anche di un po’ di fresco. A Colmenar svoltiamo in direzione di Periana. Qui la strada diventa piu’ stretta e tortuosa. Curve, curve e ancora curve, fino a Alhambra de Granada dove ha inizio un tratto piu’ rettilineo che fortunatamente consente ai motori delle nostre moto di “raffreddare” un poco. Prima di entrare in Granada ci fermiamo dal locale concessionario HD che pero’, anche qui, troviamo chiuso per ferie. Dopo un po’ di girovagare per la citta’ ci sistemiamo in albergo, una vecchia casa in stile arabo proprio di fronte all’Alhambra. Le moto le mettiamo al sicuro in un garage poco lontano. Ci sono molti turisti e notiamo anche un numero considerevole di giovani, la maggior parte nord europei, messi piuttosto maluccio. L’Alhambra purtroppo non riusciremo a visitarla, ma in compenso ci godiamo l’aria fresca della sera passeggiando per le vie del suo quartiere dov! e ci fermiamo anche a cenare in un ristorante “nouvelle cous! ine” n iente male.

GIOVEDI’ 20 AGOSTO

Dopo qualche ultimo scatto con l’Alhambra alle nostre spalle, prendiamo la N432 in direzione Alcala’ la Real. Ci immergiamo nella Spagna profonda, lontano dalle rotte turistiche in un paesaggio caratterizzato da un’infinita distesa di colline e di oliveti. Ad Alcala’ abbandoniamo la larga statale per immetterci in una provinciale che, tortuosa e stretta, si infila in una vallata totalmente disabitata. Superata Valdepenas, dopo una lunga serie di saliscendi arriviamo a Jaen, dove ci fermiamo a riposare un poco. In effetti durante le prime ore del mattino la guida e’ un piacere, poi, gia’ a partire dalle 11 veniamo sopraffatti dal caldo. Superata Ubeda ci fermiamo nuovamente a Villanueva del Arzobispo. Un paio di birre fresche ci rimettono in sesto. Entriamo nel Parco Nazionale di Segur, lungo una strada che costeggia un fiume. Finalmente un po’ d’ombra. Dopo esserci fermati a fare un bagno nelle acque di un lago incastonato tra le montagne, bevuta l’ennesima! birra, raggiungiamo infine Siles, un piccolo paesino dove ci fermiamo per la notte.

VENERDI’ 21 AGOSTO

Ci svegliamo all’alba. Prima di partire diamo una pulita alle moto che cominciano ad essere piuttosto sporche. Caricati i bagagli, riprendiamo la statale all’altezza di La Puerta de Segura. Percorriamo una settantina di chilometri nuovamente tra colline, olivi e prati a perdita d’occhio. Man mano che ci avviciniamo ad Albacete il paesaggio gradualmente cambia, fino a diventare un’immensa distesa piatta. Superiamo Albacete e la striscia d’asfalto continua diritta e banale. Anche i distributori di benzina sono diventati rari e comincio ad essere un po’ preoccupato in quanto e’ gia’ da un bel pezzo che ho inserito la riserva. Malora, Casas Ibanez, Alborea poi, finalmente, una scritta: “Total”!!! Questa volta al distributore ci sono veramente arrivato giusto giusto. Caffe’, una bella bevuta d’acqua e riprendiamo la strada che improvvisamente ritrova un paesaggio piu’ vario. Giunti a Requena lasciamo la N322 e svoltiamo sulla N111. In questa parte della ! Spagna si viaggia bene, senza traffico eccessivo. Le strade sono percorse per lo piu’ da traffico locale. Ad Utiel prendiamo il bivio per Sinarcas. Superiamo Talayuelas. Siamo incantati dal continuo variare del paesaggio circostante. Boschi, pareti rocciose, canyons, piccoli villaggi in pietra e un piccolo corso d’acqua che, a tratti, costeggia la strada. Vorrei fare qualche fotografia, ma fa troppo caldo ed ogni volta che ci si ferma e’ un suplizio. A Terruel ci fermiamo a pranzo: gamberoni alla griglia e una “tortilla” al formaggio e prosciutto da sballo. Ci sarebbero altre specialita’ culinarie invitanti, ma preferiamo fare i bravi anche se mancano solo una trentina di chilometri alla Puebla de Valverde, dove intendiamo fermarci per la notte. L’albergo che troviamo e’ una vecchia stazione ferroviaria riadattata con gusto. Cominciamo a risentire un po’ della stanchezza del viaggio. Ed e’ per questo che appena mi butto sul letto mi addormento come un sa! sso. Quando sento Elie bussare alla porta fuori e’ gia’ bu! io. Info rchiamo le moto e andiamo a berci qualche “cerveza” nell’unico animato bar del paese. E’ interessante constatare come questi villaggi del centro della Spagna, che sembrano deserti durante le ore del giorno, la sera diventino vivi e chiassosi. Vi si respira un’atmosfera famigliare, dove tutti conoscono tutti e il vedere tutto questo movimento mette allegria.

SABATO 22 AGOSTO

Lasciamo la Puebla de Valverde prendendo la strada provinciale che conduce alla limitrofa stazione sciistica di Alcala’ de la Selva che raggiungiamo dopo aver superato un passo sui 2000 metri. Superato il paese, la carreggiata, fino a quel momento perfettamente asfaltata, diventa infinitamente piu’ stretta e decisamente sconnessa. La percorriamo piano, facendo attenzione ad evitare le buche. Fortunatamente questo tratto cosi’ accidentato non dura che una ventina di chilometri. Poi, ad Allepuz, ritroviamo un asfalto decente. Nei pressi di Cantaveja non vedo piu’ Elie nello specchio retrovisore. Mi fermo e aspetto un po’. Cinque minuti e lo vedo arrivare piano piano. E’ chiaro che c’e’ qualcosa che non va. Purtroppo la marmitta sinistra della sua moto si e’ tranciata di netto all’altezza di una saldatura. Saranno cose che capitano, ma ne avremmo fatto volentieri a meno. Nel paese successivo vediamo un garage con dentro un trattore. Ci fermiamo e ci facciamo! dare del fil di ferrocon il quale fissiamo il terminale in modo da non perderlo per strada. Da questo momento diventa pero’ importante evitare il piu’ possibile strade dal fondo sconnesso. Pertanto, raggiunta Morella, prendiamo la statale che conduce a Vinaros, sulla costa. E’ vero che allungheremo un po’ il tragitto, ma ci sembra piu’ prudente. Il tratto di litorale a sud di Tarragona non e’ nulla di speciale ed e’ per questo che, senza fermarci, ci dirigiamo verso Tortosa dove pernottiamo nel locale Parador.

DOMENICA 23 AGOSTO

Lasciamo Tortosa prendendo l’autostrada per Barcellona. Dopo una cinquantina di chilometri ci fermiamo in autogrill a bere un caffe’. C’e’ aria di “smobilitazione”: nell’area di servizio, invasa da carte e cartacce, c’e’ un mare di auto cariche di bagagli. Le vacanze stanno veramente volgendo al termine per molti. Arriviamo a Barcellona verso le 11. La citta’, essendo domenica mattina, e’ pressoche’ deserta. E’ la prima volta che passo da queste parti e ne rimango favorevolmente impressionato. Raggiungiamo la zona delle “ramblas”, che naturalmente, data l’ora, sono deserte. Ci fermiamo comunque in un bar dove scambiamo quattro chiacchiere con un olandese che ci dice di essere appena reduce da un viaggio fatto in Harley negli Stati Uniti. Dopo la foto di rito davanti agli storici ed estrosi edifici disegnati da Gaudi’, dato un ultimo sguardo alla parte della citta’ che aveva ospitato i giochi olimpici, riprendiamo l’autostrada in direzion! e nord. Superiamo Gerona e a Figueiras seguiamo le indicazioni per El Port de la Selva che, insieme a Cadaques, e’ una delle localita’ balneari piu’ rinomate della Costa Brava. Le aspettative non vengono disattese. Un posto veramente spettacolare. Sembra di essere in Grecia: gli stessi colori, lo stesso buon profumo di macchia mediterranea. Lasciate le moto al sicuro riusciamo anche a farci un bagno. La cena e’ base di pesce, vino bianco fresco e buon umore.

LUNEDI’ 24 AGOSTO

La litoranea che da El Port de la Selva conduce a Perpignan costeggia il mare in un continuo saliscendi, tra vigneti e paesi incastonati nel verde. Poco prima di Cerbere entriamo nuovamente in Francia. Il cielo, dopo tanti giorni di sole, oggi e’ un po’ nuvoloso. Anche la temperatura non e’ piu’ quella dell’assolata Andalusia o della Mancha. I Pirenei attirano grosse concentrazioni nubiformi che, all’altezza di Narbonne, assumono un colore minaccioso. Non mi preoccupo piu’ di tanto, anche perche’ siamo diretti verso una zona dove il cielo mi pare piu’ chiaro. Stiamo ripercorrendo a ritroso la stessa strada dell’andata, con un po’ di tristezza. Superiamo Montpellier, Arles, Aix en Provence. All’altezza di Nizza il traffico, come di consueto, aumenta. In un’area di servizio scambiamo due parole con un harleysta di Milano che sta rientrando da Formentera con il suo Sporster impolverato da paura. Vorrebbe arrivare a casa per sera. Noi invece ci fermerem! o anche quest’anno al Col d’Eze, sopra Montecarlo (vedi Transalp 2008). Ricordiamo che l’albergo ha un ottimo ristorante e quindi prenotiamo un tavolo. Poi scendiamo a Eze Village per un aperitivo. La cena, che ci attendevamo “speciale”, non e’ all’altezza delle aspettative. L’anno precedente era stato meglio. Ancora qualche chiacchiera e poi ce ne andiamo a dormire.

MARTEDI’ 25 AGOSTO

“Perche’ non facciamo un salto dal dealer di Nizza?”, mi propone Elie. Detto fatto. Da Col d’Eze a Nizza ci sono pochi chilometri che percorriamo su una bella strada panoramica. Dopo qualche richiesta di indicazioni, non lontano da Rue de Garibaldi, troviamo il concessionario. Ci impieghiamo poco a capire che fa parte di quel gruppo di “dealers”, fortunatamente una minoranza, “supponenti e sgradevoli”. Visto che e’ cosi’ non gli lasciamo nemmeno un euro e ce ne andiamo. L’autostrada e’ trafficata. Al casello di Ventimiglia la Finanza sta facendo dei controlli. Fermano una Mini con targa svizzera che e’ proprio davanti a me. Sono praticamente certo che mi tocchera’ lo stesso trattamento, con il rischio della solita contravvenzione sempre in agguato. “Eccoci di nuovo in Italia!!!”, penso con un po’ di amarezza. Invece, con un gran sorriso, il finanziere mi fa segno di procedere. Il che, naturalmente, non solo mi fa un enorme piacere, ma soprat! tutto non mi fa sentire nuovamente “braccato” come alcune volte mi accade sulle strade del nostro Paese. L’autostrada dei fiori la conosciamo bene. Superiamo il noioso tratto di Genova (dove trovi sempre il coglione che crede di essere sul circuito di Imola) e usciamo a Recco. Voglio far assaggiare ad Elie la mitica “focaccia al formaggio”. Pagato il biglietto dell’autostrada, svolto per Recco e mi fermo ad un semaforo rosso. In un attimo, da fermo quale ero, mi trovo catapultato in avanti per un paio di metri. Elie, sovrappensiero, non si accorge del semaforo e mi tampona. Fortunatamente andava piano e i danni sono limitati. Inutile dire quanto ci sia rimasto male. Cerco di consolarlo offrendogli una focaccia “rinforzata”, ma per tutto il giorno il suo umore non e’ dei migliori. Dopo pranzo, prendiamo la litoranea superando Santa Margherita, Rapallo fino a Sestri Levante. Qui facciamo un salto nella nuova sede della concessionaria locale. Altra sosta alla! concessionaria di Massa, quindi in quella di Livorno. Sulla s! uperstra da Livorno-Firenze usciamo a Fucecchio e una ventina di minuti dopo siamo nel nostro albergo a Monsumanno Terme. La sera, a tavola, con una bottiglia di Greco di Tufo davanti, ripercorriamo tutte le tappe del viaggio che purtroppo sta volgendo al termine. I chilometri, al momento, sono piu’ di 8.000.

MERCOLEDI’ 26 AGOSTO

Oggi e’ veramente l’ultimo giorno. Cerchiamo di non pensarci troppo. Mando un SMS a Walter di Speed Shop dicendogli che saremo in concessionaria verso le 11. Arriviamo puntuali. Con la disponibilita’ e la cortesia che sempre li contraddistingue, con Walter, Riccardo e Michele facciamo un bilancio dei danni dell’incidente. Compilo un po’ di moduli dell’assicurazione e poi, purtroppo, giunge il momento dei saluti. Elie ha l’aereo in serata per Roma e poi per Beirut. Io devo ancora macinarmi qualche centinaio di chilometri per tornare a Cesana, dove faro’ ancora alcuni giorni di vacanza prima di ripartire per Khartoum. Un’ultima sigaretta fumata insieme, un abbraccio con la promessa di rivederci presto e poi, inforcato “Low Bob” parto in direzione Bologna/Piacenza. Rifare da solo e in senso inverso la strada percorsa ieri in compagnia sarebbe veramente troppo triste.

Nome utente registrato : ROBIFLINSTONE

Costo totale del viaggio : CALCOLARE UNA MEDIA DI 100 EURO AL GIORNO

 

 

Read 5262 times Last modified on Giovedì, 16 Luglio 2015 08:25

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